EP05 LA PALUDE SIDERALE / THE SIDEREAL SWAMP

Intro

Post Disaster Volley Team

La palude è un pianeta che sto sorvolando, un luogo alieno, e tuttavia un luogo che mi è caro, e forse abbandonerò tutti gli altri pianeti, incluso il pianeta da cui provengo, per scendere su questo spazio ignoto

Ma la domanda centrale, un altro enigma è: la palude sa di essere contemplata? In qualche modo, io credo lo sappia, e per questo si trasformi.

(Giorgio Manganelli, La Palude Definitiva)

 

LA PALUDE SIDERALE è il quinto EP di POST DISASTER ROOFTOPS, e per noi rappresenta un punto di svolta, uno sforzo di co-immaginazione più grande, più esteso, dall’isola, oltre l’isola, verso gli spazi negletti della voracità modernista, verso le infrastrutture portuali e le ecologie lagunari. Insieme, attraversiamo questi territori e li osserviamo con la lente della palude: spazio mostruoso eppure generativo, contro-antropocentrico, dove le relazioni gerarchiche tra l’umano e l’altro sono invertite, sovvertite.  

Due movimenti, come parti speculari di una sinfonia a più voci che si diffonde tra la terra e il mare:

Primo Movimento: LAGUNA. La palude è transizione, lo spazio di confine continuamente mutevole in cui si mescolano i vivi e i morti, il sotto e il sopra, i miasmi e le fioriture. Non appartiene né all’uno né all’altro mondo eppure è più mondi tutti insieme: nella palude brulicano esistenze anfibie, si consumano relazioni umide e promiscue. La palude è infestata, ha assorbito le eredità tossiche della violenza idrovora capitalista.

In inglese “bonificare” si dice reclaiming (the land), che in italiano significa “rivendicare”. Le paludi del Mar Piccolo sono state rivendicate per costruire giganteschi arsenali (per gonfiare un’economia della guerra) che poi sono falliti. I loro scheletri per noi erano segni sulla linea della laguna, non riuscivamo a comprenderne la materialità. Poi ci siamo avvicinat3, sempre di più, e li abbiamo rivendicati. Per un tempo piccolo, abbiamo abitato quella costa con tutte le sue rovine moderne. Abbiamo invitato pratiche e ricerche che potessero amplificarle, risignificarle.

Tomoko Sauvage ha fatto (ri)suonare le acque del Mar Piccolo attraverso i capannoni degli ex-Cantieri Navali Tosi, che sono diventati abnormi casse di risonanza delle voci della laguna.

Lodovica Guarnieri ha incorporato la laguna e l’ha restituita in un racconto composto di spazi, parole e prospettive, dove la razionalità modernista e antropocentrica si intreccia con uno sforzo di resistenza umida e collettiva.

Trifoglio (Andrea Sanson, Donato Epiro, Marta Bellu) ha messo in scena un dialogo stratificato – fatto di danza, suono e luce – con l’ecosistema natural-culturale dei cantieri navali, riflettendo la relazione liquida tra soggetto e paesaggio: svuotare chi guarda in ciò che è guardato.

Con Markus Bader e Silvia Gioberti abbiamo condiviso esperienze situate, cercando di intendere le pratiche spaziali come un complesso pattern di relazioni tra agenti diversi: le persone, gli organismi non umani, gli affetti, il contesto socio-economico, la memoria, l’inquinamento, l’immaginazione

 

Secondo Movimento: CITTÀ. La palude è una metafora di tutto ciò che è andato a modo suo e non come sarebbe dovuto andare. È nell’architettura contro-monumentale – oppure del monumentale occupa solo lo scarto, il residuo. La devi osservare al microscopio per capirne la complessità, disabituare l’occhio alla scala del progresso. La palude è sorta, nostro malgrado o per nostra fortuna, laddove immaginavamo di ambientare il sogno – ormai infranto – della modernità. 

La maggior parte dei luoghi, a Taranto, ricadono sotto la dicitura di Città Nuova. La Città Nuova si è chiamata così per distinguerla da quella Vecchia – o forse per buon auspicio – ma oggi è piena di crepe, spazi negletti che manifestano il fallimento del progetto totale.

Alle persone che abbiamo invitato abbiamo chiesto di infiltrarsi dentro queste crepe – tra il vecchio e il nuovo, tra il modernismo e l’incantesimo. 

Giulia Crispiani e Gaspare Sammartano hanno modellato un’atmosfera di affetti, impressioni e memorie. Giulia ha scritto con la pancia una storia di violenza ambientale dove emergono rare ma potenti visioni di coesistenza. Intrecciandosi con le sue parole, Gaspare ha suonato una composizione ispirata al fallimento dei grandi progetti infrastrutturali del porto di Taranto.

Mario Lupano ha convocato Gianluca Marinelli e Vincenzo Moschetti per occupare, attraverso una drammaturgia di installazioni e performance, gli scantinati di una delle architetture più iconiche e autoriali del modernismo italiano, rovesciando “sottosopra” le narrazioni dominanti e raccontando la figura dell’artista-operaio.

Extragarbo (Cosimo Ferrigolo, Edoardo Lazzari, Gaia Ginevra Giorgi) ha trascorso un mese a Taranto, per poi restituire un’escursione performativa guidata da una mappa stellare. Un’affabulazione collettiva attraverso la città, disseminata da apparizioni oniriche, a loro volta generate da incontri accidentali, appuntamenti e affinità elettive: miraggi che lasciano emergere l’alter-città sognata dai suoi abitanti. 

Abbiamo chiuso tornando sui tetti della città vecchia, dove abbiamo ascoltato Michele Galluzzo attraversare storie di progetti grafici e territorio, come un carotaggio profondo che dall’Industria di Stato arriva al sottosuolo punk e noise. Con Nina Bassoli e Mario Lupano abbiamo parlato della necessità, imparata dalla palude, di generare figure mostruose e disforiche, come l’artista-operaio o l’abitante-attivista.

 

La parola “sidus” (genitivo: sideris) in latino, significa “stella” o “astro”. È facile confonderla con “sideros” (o sidero-), una parola greca che significa “ferro”, da cui viene il termine “industria siderurgica”. 

La parola Disastro deriva del latino astrum ‘stella’, col pref. dis-. Intende letteralmente un “disallineamento dagli astri”, dalla rotta favorevole

La Palude Siderale è un disastro, è la rotta disobbediente verso una possibile deriva felice.

Direzione artistica

Post Disaster (Gabriele Leo, Grazia Mappa, Gabriella Mastrangelo,Peppe Frisino)

Set Design

Post Disaster (Gabriele Leo, Grazia Mappa, Gabriella Mastrangelo,Peppe Frisino)

Collaborator3

Margherita Kay Budillon, Alessandra Gervasio, Camilla D’Alò, Cosimo Simone Solfrizzi, Denise Di Summa, Donato Sebastio, Samuele Ranieri

Contributors:

Alessandra Eramo, Extragarbo (Edoardo Lazzari, Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi), Gaspare Sammartano, Gianluca Marinelli, Giulia Crispiani, Jasmine C. Pisapia, Juta, Léon van Geest, Lodovica Guarnieri, Mario Lupano, Markus Bader (Raumlabor), Michele Galluzzo, Nina Bassoli, Silvia Gioberti, Tomoko Sauvage Trifoglio (Andrea Sanson, Donato Epiro, Marta Bellu), Vincenzo Moschetti, Valeria Cifarelli, Ziczic

Comunicazione

Salgemma

Grafica

Michele Galluzzo

Photo

Cosimo Calabrese

Video

Antonio Stea

Ufficio stampa

Marina Luzzi

PREMIO

Il progetto Rooftops EP05 è sostenuto da Festival Architettura — Edizione 3, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

CON IL CONTRIBUTO DI

Otto per Mille della Chiesa Valdese, Fondazione Banco di Napoli. Avviso n. 2/2023 Manifestazioni di interesse per progetti nei settori prioritari d’intervento delle attività erogative della Fondazione Banco di Napoli. Regione Puglia – Dipartimento Sviluppo Economico,  Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi.

PARTNER DI PROGETTO

CREST, ETS Symbolum, APS Taranto 25

PARTNER INTERNAZIONALI

UdK Berlin – Institut für Architektur und Städtebau

ENTI PATROCINATORI

Comune di Taranto, Provincia di Taranto, Fondazione Matera Basilicata 2019, European Creative Rooftop Network