EP05 LA PALUDE SIDERALE / THE SIDEREAL SWAMP
Cometario
Extragarbo (Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi, Edoardo Lazzari)
A cura di: Post Disaster
Escursione Performativa,
12.04.2025
40.4702629, 17.2373591
Punto di raccolta: la piana sul mare
Il sogno è un oggetto perduto circondato da fosse dove giacciono cose eternamente immerse – scriveva così il poeta Paul Valéry, e noi abbiamo il sospetto che con queste parole si riferisse alla storia del sortilegio dei sogni della città di Taranto.
Tra bambini ci si tramanda la leggenda che per trattenere i sogni, per tenerli con noi, sia necessario addormentarsi con un bicchiere d’acqua a fianco del letto. L’acqua, infatti, magnetizza e trattiene i sedimenti: le memorie, i desideri e le paure. Si dice, poi, che attraverso i processi di evaporazione e di fluttuazione, l’acqua conservi la capacità di disperdere e dislocare i fantasmi e le apparizioni, e così anche i sogni. Taranto, allora, città che sorge tra due mari, è stata il giaciglio perfetto per ospitare e prendersi cura dei sogni dei sognatori.
Il terreno su cui poggia la città oggi – su cui stiamo appoggiando la pianta dei nostri piedi in questo momento – non è sempre stato così duro e arido. Al contrario, il terreno da cui è emersa la città era umido ed elastico, risultato del con-fare di organismi viventi e non viventi, della loro collaborazione industriosa e incessante tra attività di moltiplicazione e di decomposizione. Dai ribollii di quell’ecosistema complesso e stratificato, composto da tessiture umane, non umane, organiche, inorganiche, sottili, nacque la prima forma di Taranto: una foresta tra i mari. Allora non era possibile, né desiderabile, avere una visione d’insieme o dall’alto, perché la foresta era fitta di alberi, funghi, alghe, licheni, e altre creature misteriose. Anche le idee, per esempio, crescevano immerse, situate, umide e dal basso, e non esistevano convinzioni intatte. Le cose piccole si scambiavano informazioni, e così, trafficando saperi umidamente, facevano il mondo.
Si dice ci fosse un solo modo per allargare lo sguardo: dal basso, guardare in alto, fra i rami, su verso le stelle…
Come l’esistenza delle stelle, i sogni non si limitano alle ore del buio: il nostro sognare infatti è un’attività della mente che si agita anche quando i sogni sono oscurati dal bagliore della vita diurna. Ecco perché, a Taranto, le stelle creano i sogni, e i sogni creano le stelle. Questa non è (solo) una citazione per omaggiare David Lynch, ma lo capiremo durante il cammino.
Spiaggetta ai confini del sogno
Quando Taranto era una foresta, i sogni dei suoi abitanti correvano dappertutto. Circolavano liberamente, come affetti e nostalgie, dai boschi ombrosi della città vecchia fino ai sentieri soleggiati della riva, giocavano a inseguirsi e sbatacchiavano porte e pentole, facendo un bel chiasso. I sogni sono delle creature mutaforma, e generalmente si manifestano sotto forma di schiuma, di bambini in città vecchia o di gatti con il cappello: qualcuno li chiama teneramente Avurje, qualcun altro, più misteriosamente, Entità. Nella foresta della città nuova i sogni apparivano per lo più nei luoghi di bivacco, nelle radure, lì dove sembra non accadere nulla, e si sta così: ad abitare la soglia tra visibile e invisibile, lo spazio crepuscolare in cui I’impossibile diviene possibile; come noi, qui, su questa spiaggia. Ci sono sempre meno luoghi di sosta di questi tempi, per questo i sogni si fanno scorgere sempre più raramente. Questo è uno di quei posti: qui i sogni si danno gli appuntamenti di nascosto, per trovarsi si scrivono codici segreti sulle panchine o inventano mappe stellari che solo loro possono interpretare, hanno parole in codice per capirsi, e saperi che circolano solo oralmente, di bocca in bocca.
Giardino involontario. Del bivacco e dello stare insieme
Spesso si sogna quando si sosta e si sosta dove c’è spazio, e c’è spazio dove c’è soglia tra una cosa e un’altra.
I ragazzi qui sognano attese infinite, città invertite, luoghi in cui non accade nulla, ma all’improvviso un lampo: luci blu elettrico dalla punta delle dita, sonnambule, veggenti, fluidi misteriosi, una gallina che becca sul polpastrello, corridoi che non conducono da nessuna parte, stanze da cui non possiamo fuggire, una polvere fosforescente si solleva per l’aria…
Gl’incubi dei ragazzi di Taranto sono l’ultimo baluardo di resistenza davanti al sortilegio che si è abbattuto sulla città da quando i sogni di pochi hanno iniziato a prevaricare e soffocare i sogni di tutti gli altri: da allora infatti gli abitanti della città sono destinati a dimenticare i loro sogni. Solo gl’incubi dei ragazzi fanno eccezione, producendo un varco verso la Meravigliosa Agitazione.
Spesso si sogna quando si sosta e si sosta dove c’è spazio, e c’è spazio dove c’è soglia tra una cosa e un’altra. Gli spazi negativi, quelli che non sono più quello che erano e non sono ancora quello che saranno, i luoghi dell’incertezza e dell’improduttività strutturale, autorizzano i sogni a manifestarsi.
I Guerrilla Gardening sono un gruppo di giovani sognanti. Quando sulla città ha iniziato a diffondersi il sortilegio, si sono organizzati: hanno iniziato a praticare sessioni di sogno collettivo come modo di resistenza alla disgregazione della memoria e del bene comune. Sognando insieme sono riusciti a generare un immaginario alternativo. I loro sogni si nascondono giù alla spiaggetta, ne abbiamo avvistato qualcuno prima, si mostrano solo di rado ormai, perché sono in pericolo. Quando escono, di notte soprattutto, lanciano bombe di semi nei pochi spazi ancora verdi della città, con il desiderio di riforestarla. Questo giardino ci fa pensare a loro.
La finestra della mia stanza è un cinema: Pablo
Pablo ha otto anni e mezzo – Pablo parabolato a Taranto da Lanzarote – da quando è arrivato qui non sogna più. Anche lui è stato colpito dal sortilegio. Se non hai giardini da attraversare, non puoi nemmeno sognarli, dice. Dalla finestra della sua stanza si vedono solo uccelli e giardini artificiali.
Dicono che San Cataldo, Santo Patrono della città, abbia in buona sorte i forestieri. Sarà che anche lui lo è stato. Dalla finestra della sua stanza Pablo aspetta, aspetta sempre che passi un forestiero, qualcuno che come lui sembra provenire da un altro mondo: il mondo della foresta.
Il giorno che smette di aspettare, che si distrae una buona volta, il forestiero passa sotto la sua finestra – una creatura dall’aspetto mutevole, come i personaggi dei sogni – e gli dona un piccolo amuleto da posizionare sotto il letto prima di andare a dormire: solo così Pablo si sarebbe liberato dalla maledizione che gli impediva di sognare, varcando finalmente le soglie dell’onirico. Lì, infatti, lo aspettava un sapere sommerso che avrebbe potuto cambiare le sorti della città e dei suoi sognatori: La Meravigliosa Agitazione.
Piazza della Meravigliosa Agitazione
Ci sono tracce?
La necropoli sommersa: il sogno di Pablo
E così, quella stessa notte, mentre le stelle danzavano sopra il Mar Grande di Taranto, Pablo si addormenta sciogliendosi in un sogno che lo conduce nelle profondità del tempo. Sotto la superficie marina, una necropoli sommersa si rivela alle sue orecchie. Da sotto il fondale, una falda di acqua dolce preme con forza, spinge per emergere, generando vortici e ribollii che si espandono come cerchi concentrici sulla superficie dell’acqua.
Questo fenomeno è noto tra i sognatori come l’Anello di San Cataldo, e si manifesta agli occhi di chi sa guardare oltre la realtà visibile. Come se antiche forze dimenticate cercassero di risalire in superficie: i bambini iniziano a cantare.
Il controsortilegio.
Vedete laggiù? Questo fenomeno si chiama citro: la parola deriva dall’antico greco kutros, pentola, per via del modo in cui l’acqua ribolliva, simile a un calderone posto sul fuoco di un tempo dimenticato. La magia di questi ribollii rivoluzionari non risiede solo nella danza dei movimenti dal basso, ma anche nella mescolanza tra l’acqua salmastra del mare e l’acqua dolce delle sorgenti segrete nascoste nel ventre della terra. Questa mescolanza, che ricorda i tempi in cui Taranto era una foresta, ha fatto sì che i molluschi, gli invertebrati, i pesci, i bambini, i ragazzi, i forestieri, i sogni, gli incubi, le comunità provvisorie, e tutte le altre creature soft, trovassero nei mari di Taranto il migliore degli habitat possibili per proliferare.
Dal mare emerge un disegno, ha la forma di un delfino, proprio come il nostro cometario.
I delfini si addormentano scendendo in fondo al mare.
Che cosa cercano? Non lo so.
Quando toccano la fine dell’acqua si svegliano di colpo e tornano in superficie perché il mare è molto profondo.
E quando risalgono, che cosa cercano? Non lo so.
Vedono il cielo e gli torna il sonno
e scendono di nuovo, addormentati,
e toccano di nuovo il fondo del mare, e si svegliano e risalgono.
Ecco come sono i nostri sogni.
Cometario è una fabula mitopoietica e un percorso urbano a tappe, ideato e realizzato da Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi ed Edoardo Lazzari per Post Disaster Rooftops EP 05. Il progetto prende forma a partire da un’indagine condotta tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, attraverso l’incontro con un campione di abitanti di Taranto, interrogati intorno al tema del sogno notturno.
Dalle conversazioni raccolte è emersa una materia immaginifica, che è stata trasformata in una leggenda fantastica: una narrazione corale che racconta di una maledizione che impedisce agli abitanti della città di sognare, e di un rituale collettivo pensato per rovesciare questo sortilegio.
Il testo, rielaborato in forma poetico-narrativa, è stato pubblicato nello stesso anno in un’edizione d’artista a cura della casa editrice Ziczic, con le illustrazioni dell’artista e fumettista Juta.